L’economia di sussistenza che caratterizzava i territori dell’attuale Parco Nazionale faceva sì che l’autosufficienza dei poderi fosse quasi completa. Ci si rivolgeva a persone esterne solo per pochissimi lavori; figure itineranti come, ad esempio, il ciabattino, che passava di podere in podere a riparare le scarpe, e che spesso avevano lo scopo di riparare oggetti usurati per protrarne il più a lungo possibile l’utilizzo, o che vendevano i pochi beni che non venivano autoprodotti dalle famiglie.
Passava il chincagliere, che vendeva abbigliamento, profumi, bigiotteria. I chincaglieri erano a tal punto carichi di casse e valigie colme di merce che i bambini incuriositi si stupivano di come facessero a percorrere gli impervi sentieri tra un podere e l’altro. Passavano anche i robivecchi, ad acquistare per poi rivendere oggetti usati e dismessi.
I calzolai passavano periodicamente in alcuni poderi per riparare le scarpe usurate dal troppo utilizzo, così come passava lo stagnino a stagnare pentole e tegami in rame rovinati e il seggiolaio a sistemare l’impagliatura delle sedie. Tutte queste figure a fine giornata chiedevano ospitalità alla famiglia presso cui si trovavano per completare il lavoro nei giorni successivi o per non fare rientro a casa al buio.
Nella vallata di Pietrapazza è anche ricordata la figura del “fogliaio”. I fogliai vendevano tabacco e si muovevano di notte (li sentivano vociare dai sentieri verso Ridolmo e Nocicchio); sono figure ricordate con un briciolo di timore e mistero, come se fossero stati quasi dei contrabbandieri.
Altre figure ricorrenti nei racconti di alcuni fra gli ultimi abitanti di poderi come la Bertesca (vallata di Pietrapazza) o Pian di Rocchi (Premilcuore) sono le “bucchiaie” o “buccione”. Questo nome con cui venivano indicate deriva da “buccio” o “bucchio”, termine dialettale che indica un ciuffetto di scarto di lana. Le bucchiaie erano donne “forestiere”, provenienti da altri paesi della Romagna come Meldola, ad esempio, che chiedevano una manciata di lana, del pane o una piccola forma di formaggio. Le questuanti, a piedi e scalze, giravano di podere in podere per tutto il giorno poi, sul fare della sera, si fermavano per la notte nella casa in cui si trovavano. Oltre alle bucchiaie, anche i frati da cerca passavano di casa in casa a cercare formaggio e lana. In un podere potevano passare anche quattro o cinque questuanti in un giorno, troppi per gli scarsi averi di cui disponevano le famiglie.


