Metri 606 slm

L’insediamento di Corniolino a monte di Corniolo lungo la provinciale che conduce a Campigna.
Vi era un edificio in cui era localizzato l’ospedale, chiamato “Ospedale di Santa Maria delle Farnie”. Mambrini (“Galeata nell’arte e nella storia”) dice che pagava ogni anno tre once di cera lavorata all’abbazia di S. Ellero. Nella visita apostolica del Mons. Ragazzeno nel 1573 il rettore dell’ospedale era D. Luca del fu Bartolomeo Fabbri e produceva una rendita di 15 scudi annui.
Il Mons. Peruzzi visitò l’ospedale nel 1595 e comandò che la chiesa fosse provveduta delle cose necessarie per la celebrazione della messa.
La chiesa di Santa Maria delle Farnie si trova a valle dell’insediamento, lungo il percorso della vecchia mulattiera. Deve il suo nome certamente alla presenza di molti boschi dell’omonima pianta nella zona.
Nel 1625 la chiesa era in cattivo stato ed il popolo si lamentava perché veniva celebrata messa solo una o due volte all’anno.
Nel 1779 vi era rettore D. Domenico Crisolini e nel 1803 D. Giovanni Sarti.
L’edificio è stato ingrandito nel XIX sec per farlo diventare una abitazione.
1834: vi abitavano 3 famiglie, quella di Giev. Antonio Fabbri, quella di Benedetto Fabbri e quella di Maria Ved. Friggi.
1835: vi abitava la famiglia di Gervasio Fabbri il quale è indicato come possidente mediocre, quella di Benedetto Fabbri indicato come possidente povero, e la vedova Maria Lippi come pigionale.
1841: vi abitavano 3 famiglie, quella di Giuseppe Fabbri (proprietario) con altri 2 elementi più una “serva”, quella di Benedetto Fabbri (agricoltore possidente) con altri 4 elementi e quella di Giacomo Lippi (segantino) con altri 3 elementi.
1849: vi abitava la famiglia di Giuseppe Fabbri (proprietario) di 4 elementi, la famiglia di Pietro Lippi di 5 elementi, la famiglia di Berti Luca di 3 elementi, e la vedova Bettini con un figlio.
1896: vi abitava la famiglia di Leonardo Fabbri del fu Giuseppe (proprietario) di 12 elementi totali, la famiglia di Angelo Fantini di 2 elementi, la famiglia di Pietro Lippi di 5 elementi e la vedova Bettini con figlio.
1898: vi abitava la famiglia di Angelo Fantini del fu Luca di 3 elementi, la famiglia di Alessandra Parigi, la famiglia di Giuseppe Fabbri del fu Leonardo, la famiglia di Teresa Mancini del fu Giuseppe.
1918: vi abitava la famiglia di Antonio Fabbri di 4 elementi, quella di Paolo Assorti di 6 elementi, quella di Marianna Nanni di 7 elementi e quella di Gervasio Fabbri di 5 elementi.
1931: vi abitava la famiglia di Fabbri Nanni Marianna (vedova possidente) di 7 elementi, quella di Fabbri Antonio del fu Leonardo di 4 elementi.
1945-1946: vi abitava la famiglia di Butri Giuseppa Maria di 2 elementi, quella di Bellini Nello di 4 elementi, quella di Fabbri Alessandro di 5 elementi, quella di Fabbri Leonardo Luigi di 5 elementi.
1955-1962: vi abita la famiglia di Fabbri Alfredo composta da 2 elementi e la famiglia di Fabbri Giuseppe composta da 10 elementi.

Un’altra abitazione è denominata Casina del Corniolino.
1834-1835: vi abita la famiglia di Lorenzo Fabbri.
1841: vi abitava la famiglia colonica di Antonio Ranieri di 5 elementi.
1896: vi abita la famiglia di Bartolo Nanni del fu Giuseppe composta da 5 elementi.
1898: vi abita la famiglia di Martino Nanni del fu Giuseppe di 4 elementi, trasferitasi in quell’anno da Cà di Costaccio.
1930: vi abita Gabelli Lazzaro con la famiglia di 11 elementi.
1931-1946: vi abita la famiglia di Fabbri Gervasio del fu Leonardo (possidente) di 8 elementi, la famiglia di Fabbri Ernesto di 3 elementi; dal 1945 compare anche la famiglia di Fabbri Giuseppe di 7 elementi.
1955: vi abita la famiglia di Valentini Sante di 2 elementi, la famiglia di Fabbri Ernesto del fu Gervasio di 4 elementi e la famiglia di Visotti Gino di 5 elementi.
1962: vi abitano le famiglie Fabbri, Valentini e Visotti.

Castellaccio di Corniolino (763 slm)
Il “Castrum Cornioli” è posto sulla cima di un monte a circa 2 km dal borgo abitato che ne ha assunto il nome.
Le prime attestazioni sono del 1120, quando Federico II confermò il castello ai conti Guidi di Modigliana (Frassineti 1983). Successivamente compare nella Bolla di Papa Innocenzo III del 1213, ma le più importanti testimonianze medievali sono relative alle “Descriptio Romandiole” del 1371 del Cardinale Anglico: “Sta sulle alpi in una valle, sopra un alto ed inespugnabile monte. Ha una rocca ed una torre fortissima. C’è un’altra torre fortissima ad un tiro di balestra, che si chiama la Rovere. Confina con la Toscana, S. Benedetto in alpe, Biserno e Premilcuore. Questo castello è molto adatto alla guerra e conta 100 focolari. La strada maestra che va da Galeata fino in Toscana, passa fra il castello e la torre della Rovere, e rimane così circondata che non è possibile transitarvi senza il permesso degli uomini del castello, i quali ogni mese ricavano per provvigione della camera apostolica 30 fiorini. Appartiene al conte Enrico del Corniolo”.
Apparteneva quindi in quegli anni ai Conti Guidi di Dovadola, un ramo dei quali fu appunto detto “del Corniolo”. Da questo scritto è facilmente deducibile l’importanza strategica che dovesse avere.
Nel 1376 era in possesso del conte Ruggero Guidi che assieme alla lega dei Visconti, alla quale aderirono altri tra cui i figli del Conte Bandino da Montegranelli, il Conte Antonio da Bagno, Azzo degli Ubertini e Francesco da Calboli, si mise contro Firenze.
Nel 1392 il castello era in possesso di Roberto di Battifolle che ne fece dono al monastero di Camaldoli. L’anno seguente il figlio Francesco se lo riprese.
Le ultime attestazioni sono del 1440 quando venne conquistato definitivamente dalla Repubblica fiorentina e divenne sede di Comune autonomo dipendente dalla Podesteria di Portico. Dopo questa conquista cominciò la decadenza del castello, non essendo più di confine perse le sue funzioni di dogana oltre che difensive. In questo modo la sede amministrativa venne trasferita nel vicino borgo nel corso del XVI sec.
Oggi sono rimasti alcuni ruderi, tra cui la porta d’ingresso alta 5 metri con uno stemma non leggibile, qualche porzione del muro di cinta, la base del maschio della rocca, un vano seminterrato. Il castello è posizionato in corrispondenza dell’antico percorso che portava al valico tra Romagna e Toscana. La porta è rivolta verso Campigna ed offre ancora per chi vi si reca una vista spettacolare. Della vicina torre detta “La Rovere” non resta alcuna traccia, mentre il percorso obbligato tra le due rocche, facente parte dell’antica via tra Romagna e Toscana, è ancora conservato e percorribile su vari tratti massicciati.